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Saturazione ossigeno nel sangue: cos'è e come misurarla

Non tutti sanno che uno dei valori che va tenuto sotto controllo per essere certi di godere di buona salute è il livello di ossigenazione del sangue, chiamato anche saturazione di ossigeno nel sangue.

Si tratta di un indicatore che permette di capire se il sangue riceve il quantitativo corretto di ossigeno per compiere correttamente le funzioni vitali.

Tenere sotto controllo questi valori è particolarmente importante per chi soffre di patologie respiratorie, soprattutto persone anziane, ma può essere utile anche per chi non ha particolari problemi ma vuole avere la garanzia di trovarsi in perfette condizioni di salute, soprattutto se si fanno sport a livello agonistico o comunque in modalità intensa.

Che cos’è la saturazione dell’ossigeno nel sangue

La saturazione di ossigeno è un parametro in base al quale si può rilevare la percentuale di ossigeno presente nei globuli rossi.

L’emoglobina, infatti, ha la funzione di trasportare ossigeno dai polmoni ai tessuti: se le molecole di emoglobina sono sature di ossigeno, ciò significa che c’è una buona ossigenazione e l’organismo, da questo punto di vista, è in grado di compiere tutte le funzioni normali.

Quando, invece, il livello di ossigeno nel sangue scende al di sotto di certo livelli significa che si è in presenza di ipossiemia, con tutte le conseguenze che essa comporta.

I livelli di ossigenazione del sangue

I livelli di ossigenazione del sangue sono indicati attraverso una percentuale, che indica, appunto, la quantità di ossigeno nel sangue.

  • Tra 97% e 100%, il quantitativo di ossigeno è corretto ed è quello tipico dei soggetti sani. In alcuni casi di iperventilazione, per esempio quando si verifica un attacco di panico, i livelli tendono a salire ed essere più vicini al 100%.
  • Tra 95% e 97% il quantitativo di ossigeno è leggermente sotto la norma, ma viene comunque considerato normale.
  • Da 90% a 95% si è in presenza di una lieve ipossiemia.
  • Tra 86% e 90% si è in presenza di una moderata ipossiemia.
  • Sotto l’85% si è in presenza di una ipossiemia grave.
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Sintomi e conseguenze di ipossiemia

L’ipossiemia si verifica quando c’è una carenza di ossigenazione del sangue. È possibile che a questa condizione si associ anche una scarsa ossigenazione dei tessuti, ma non è detto che ciò avvenga sempre.

In genere, l’ipossiemia si verifica in conseguenza di un malfunzionamento degli alveoli polmonari: si verifica, cioè, un non corretto funzionamento a livello di scambi gassosi. Le cause possono essere numerose, ma riguardano sempre i polmoni. Possono essere condizioni patologiche oppure causate da un problema esterno.

Tra le cause patologiche vi sono:

  • Edema polmonare;
  • Enfisema polmonare;
  • Embolia polmonare;
  • Sindrome da distress respiratorio acuto;
  • Difetti cardiaci congeniti;
  • Polmonite;
  • Pneumotorace;
  • Broncopatia cronica.


Altre cause possono essere, invece:

  • Ostruzione delle vie aeree;
  • Assunzione di farmaci che interferiscono con l’attività respiratoria;
  • Mal di montagna, quando a causa della bassa pressione l’organismo ha difficoltà a scambiare correttamente l’ossigeno tra sangue e atmosfera.


In linea generale, l’ipossiemia è una situazione piuttosto grave perché, a causa della bassa quantità di ossigeno nel sangue, anche i tessuti e gli organi risultano poco ossigenati e può diventare ipossia. Minore è la percentuale di ossigeno nel sangue, maggiore possono essere le complicazioni e più a rischio possono essere le condizioni di salute.

Quando si verifica una condizione di questo genere, infatti, gli organi e i tessuti non sono più in grado di compiere le loro funzioni correttamente, con conseguenze anche gravi per tutto l’organismo.

Alcuni organi, che hanno funzioni indispensabili per la sopravvivenza, in caso di ipossia sono particolarmente a rischio: si tratta del cervello e del cuore.

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I sintomi di ipossiemia

I sintomi dell’ipossiemia non sono sempre gli stessi e possono variare a seconda del tipo di causa che l’ha prodotta, ma anche da persona a persona.    

In linea di massima, si registrano sintomi quali:

  • Fiato corto
  • Affanno
  • Difficoltà respiratoria
  • Confusione mentale
  • Mal di testa
  • Aumento della pressione arteriosa
  • Aumento del battito cardiaco

Come misurare la saturazione del sangue

Il metodo classico per la misurazione della saturazione del sangue è rappresentato da un prelievo ematico. Il sangue verrà poi analizzato in laboratorio e si potrà controllare la percentuale di ossigeno presente nel sangue.

Per la misura della saturazione attualmente sono stati predisposti dei piccoli dispositivi. Il pulsossimetro o saturimetro ha la funzione di misurare la saturazione di ossigeno nel sangue attraverso il semplice contatto con la pelle. Attraverso un sensore a raggi infrarossi, infatti, viene misurato con un rilevatore appoggiato alla punta del dito la percentuale di sangue. Si tratta di un sistema oggi altrettanto affidabile rispetto all’analisi del sangue, ma con una serie di vantaggi: 

  • Si tratta di una misurazione non invasiva a cui si può sottoporre chiunque;
  • È una misurazione comoda e rapida;
  • Il pulsossimetro ha dimensioni molto ridotte e può essere portato con sé facilmente e ovunque;
  • Può essere utilizzato anche a casa e non sono in centri specializzati;
  • È particolarmente adatto a bambini, anziani e persone con difficoltà respiratorie o patologie che richiedano un controllo costante.
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