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Chessboxing: lo sport che unisce gli scacchi alla boxe

Il chessboxing è uno sport che consente di uscire da qualsiasi stereotipo e paradigma, dove l’unione di mente e corpo è indispensabile.

Spesso nella cultura di massa si tende ad etichettare le persone in base a quello che fanno, che sia il lavoro, la vita privata o lo sport.

Spesso capita di far coincidere gli sport come la boxe con caratteristiche e peculiarità di chi la pratica, definendo il boxer una persona che predilige lo sport all’intelletto, i muscoli al cervello, la violenza al dialogo.

In verità chi cade in questo luogo comune non è a conoscenza di un particolare fondamentale, le regole di questa storica disciplina sportiva sono state dettate dal marchese di Queensberry, Sholto Douglas, poiché in origine era uno sport riservato solo ai nobili.

Il pugilato ha origini antichissime, veniva praticato già nell’Antica Grecia, la boxe moderna invece vede il suo primo match a New Orleans nel 1892, dove i due sfidanti seguivano per l’appunto le regole del marchese di Queensberry.

Nel 2003 una disciplina completamente diversa si unisce alla boxe, uno sport antico che risale all’India del VI secolo: gli scacchi.

Nasce così il chessboxing, grazie alla geniale intuizione dell’imprenditore e artista olandese Iepe Rubingh.

In verità più che di intuizione qui si parla di ispirazione: Rubingh infatti si ispirò ad un romanzo a fumetti di Enki Bilal, “Freddo Equatore”, scritto nel 1992 e ultima parte della trilogia premiata come Libro dell’Anno.

Una pillola di storia del chessboxing

Questo particolarissimo sport vede la sua prima applicazione nel fumetto sopra citato, dove per la prima volta si legge di un incontro di boxe alternato da sfide con gli scacchi.

L’autore del fumetto Enki Bilal racconta emozionato di come si è immaginato che il classico ring si travestisse da tavolo degli scacchi, e di come alla fine il ring stesso si trasformasse magicamente in una grande scacchiera.

Da questo Bilal immagina un alternarsi di boxe e scacchi, ignaro del fatto che grazie a lui nascerà una disciplina sportiva unica.

Il fumettista in seguito sosterrà di essere stupito e felice di aver ispirato questo sport, come se il suo fumetto avesse preso vita.

L’imprenditore Rubingh decide di regolamentare questo sport e organizza il primo campionato del mondo di chessboxing nel 2003, vinti dallo stesso ideatore olandese.

Scacchipugilato: le regole

Gli incontri tra chessboxer avvengono in 11 riprese, dove si alternano round di scacchi e di boxe, il primo round è sempre di scacchi.

Ciascun partecipante ha 9 o 12 minuti per concludere la partita, cui seguono circa tre minuti di pausa per poi passare all’incontro di pugilato.

L’arbitro può intervenire in entrambi i tipi di round, sia se ci si mette troppo tempo a muovere la mossa sia nella boxe, per salvaguardare la salute del chessboxer in difficoltà.

L’incontro può essere vinto in tre occasioni diverse:

  1. Per KO
  2. Per scacco matto
  3. Quando l’avversario termina il tempo che ha a disposizione

Se la partita di scacchi termina con il pareggio prima dell’undicesima ripresa, si effettua un ulteriore round di pugilato o si verificano i punti ottenuti nei round di boxe.

Se invece si pareggia a scacchi proprio l’undicesima ripresa, si procede col visionare subito i punti ottenuti per la boxe.

Le categorie in questo sport si dividono in élite e pioneer.

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I benefici del chessboxing

Il connubio di queste due discipline sportive, mira a premiare l’atleta che eccelle sia nella forza che nell’intelligenza.

Entrambi gli sport apportano diversi benefici in termini di salute psicofisica.

La boxe consente di ridurre lo stress, di scaricare la tensione e di liberarsi dai pensieri negativi.

Con questo sport si potenziano i riflessi e l’equilibrio, si riescono a tonificare i muscoli dorsali e addominali, inoltre si bruciano molte calorie, perdendo peso e allenando al contempo tutta la muscolatura.

Il sistema cardiovascolare e il sistema nervoso giovano particolarmente di questo allenamento.

Nella boxe si impara a comunicare con sé stessi e ci si isola per trovare la nostra forza interiore, per spronarci a dare il massimo.

Gli scacchi non sono un gioco, sono stati riconosciuti ufficialmente uno sport dal Comitato Olimpico Internazionale, sono famosi per apportare benefici al cervello e al carattere, aiutano la mente nella sua totalità.

Gli scacchi infatti insegnano a ragionare in modo strategico, ad avere pazienza e a credere nelle proprie potenzialità.

Questa disciplina infonde anche un profondo senso di responsabilità, in quanto ogni singola mossa è decisiva.

Si è soli, conta unicamente il proprio giudizio in quel momento, nessuno può influenzare la propria scelta se non noi stessi.

L’unione di queste due discipline consente quindi di crescere sotto diversi aspetti, quello fisico, emotivo e mentale.

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