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Mascherine 3D: la svolta della tecnologia 3D contro il Covid-19

La pandemia causata da covid-19 e la relativa corsa all’acquisto di mascherine per proteggersi dai contagi ha portato all’attenzione del grande pubblico proprio il dibattito sulle caratteristiche di questi dispositivi di protezione.

Se fino a poco tempo fa nessuno, se non pochi esperti del settore, conosceva la differenza tra le diverse tipologie, oggi si sente parlare molto frequentemente di mascherine in tessuto non tessuto, mascherine chirurgiche, mascherine con valvola, FFP2, FFP3, mascherine senza valvola, etc.

Proprio in virtù di questa ampia diffusione, anche la tecnologia 3D è entrata in gioco, entrando al servizio della produzione di dispositivi di protezione dai virus.

Questa tecnologia è nota per la possibilità di stampare accessori e modelli in base alle proprie necessità, mentre ancora pochissimi, invece, conoscono la tecnologia 3d applicata a questo tipo di dispositivi.

La tecnologia 3D per la produzione di mascherine

La tecnologia del tridimensionale fino a poco tempo fa godeva di scarsissima attenzione, orientata prevalentemente ad usi molto settoriali. In seguito all’emergenza causata dal coronavirus è invece tornata al centro dell’attenzione in maniera del tutto inattesa.

La crescente attenzione alla tecnologia 3D inizia a causa di una vicenda molto singolare avvenuta all’interno dell’Ospedale Chiari di Brescia. Nel mese di marzo del 2020, in piena pandemia, il comparto dei medici interessati a combattere la malattia da covid-19 si è dovuto misurare con una grave carenza di valvole utili alle apparecchiature quali respiratori e simili. Giacché in quel momento era pressoché impossibile reperire tali valvole direttamente dalla casa madre, i sanitari hanno pensato di lavorare di fantasia e inventarsi un modo alternativo di far fronte alla carenza di materiale. In circa 24 ore, l’ospedale ha contattato una startup innovativa, la “Isinnova”, che ha dato il via alla stampa di circa un centinaio di copie della valvola originale.

Questo evento, così singolare, ha immediatamente gettato luce sulle potenzialità imponente della tecnologia 3D. Attualmente sono diversi i prototipi per stampare una maschera 3D, il più quotato è quello di Giovanni Becchina che in una recente intervista afferma: “Vista la carenza di dispositivi di protezione, ho pensato di realizzare un prototipo di maschera N95 riutilizzabile con filtro intercambiabile certificato della 3M. La maschera può essere lavata in acqua e candeggina al 5%, ed essere riutilizzata infinite volte, applicando alla stessa un nuovo filtro 3M. Il filtro utilizzato è un 3M 5935 P3R, certificato con la percentuale di filtraggio pari al 95% P3, il livello massimo attuale”

Il produttore del filtro in questione è lo stesso delle mascherine FFP2 ed FFP3 più note, l’azienda 3M. Stando alle dichiarazioni rese da quest’ultima, i filtri di livello P3 proteggono da: da polveri, fumo e aerosol, solidi e liquidi che possono costituire fonti tossiche e dannose per la salute.

Giovanni Becchina conclude: “Ho realizzato un sistema a due valvole, una posta dietro al filtro “valvola di aspirazione” e una posta sotto alla maschera “valvola di espirazione”, come funzionano: il sistema di valvole a membrana funziona con la depressione che si crea all’interno dell’oggetto, nel nostro caso la depressione che si crea all’interno della maschera nel momento in cui inspiriamo e successivamente la sovrappressione che si crea nel momento in cui espiriamo. Pertanto, quando noi inspiriamo, la valvola posta sul filtro “valvola di aspirazione” si apre, permettendo l’aria di entrare dentro la maschera passando attraverso il filtro. Quando espiriamo, la valvola posta sul filtro si chiude, evitando che il nostro respiro accorci la vita del filtro stesso, assorbendo l’umidità contenuta nel nostro respiro, quindi la valvola posta sotto la maschera “valvola di espirazione”, si apre, facendo fuoriuscire l’aria”.

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